Di pipì collettive e questioni femminili: la verità.

Non che non abbia altri interrogativi a cui dare risposta, perchè in verità ne avrei almeno 30 in fila col codice rosso, ma essendo fatta della stessa sostanza della cazzonaggine, quasi quotidianamente i miei neuroni, totalmente autogestendosi, decidono di dileguarsi verso lande più amene e frivole.

Per comodità, da oggi, la chiameremo ANNArchia neuronale. ANNArchia neuronale con infiammazione delle meningi ed esuberi di inconsistenza cerebrale, sarebbe la diagnosi completa. Ma ANNArchia andrà più che bene.

Dicevamo. Interrogativi a cui dare una risposta. Bene.

C’è chi si domanda cose sull’entropia, chi sul perchè in latino la città di Siracusa è un pluralia tantum pur essendo una sola città. Altri di notte si arrovellano sulle dinamiche di lievitazione della pasta madre o se è più figo Socrate o Platone. C’è persino gente che si chiede il perchè della vita… davvero, giurin giurello!

Io no, perchè sono bionda e sono frivola. Io mi chiedo: perchè le donne vanno insieme a fare la pipì?

Ve lo siete chiesto anche voi, solo che spesso Platone vi rende più fiqui (o ridicoli, a seconda della situazione) e se avete la barba, lo siete davvero. Platonici e fiqui. Ve possino.

Sulla questione si sono spese vaste indagini sociologiche, spesso seduti ai tavoli di un pub con una Kilkenny Strong a farci compagnia, ma in realtà non si è giunti a nessuna soluzione definitiva. I più scaltri direbbero che ci sarebbe bisogno di un campione di donne più vasto da studiare da vicino, o almeno dal buco della serratura. Io vi dico di cambiare filosofo da rimorchio.

Le donne vanno insieme a fare pipì fondamentalmente per questioni di solidarietà vaginocentrica, laddove per vaginocentrismo si intende la consapevolezza di custodire la parte più bella dell’umanità e di condividerne spezzati esistenziali anche al cesso.

Cosa sto dicendo? Sì, me lo chiedo anche io, ma non cancellerò le uniche tre righe che danno un senso ai miei studi umanistici utilizzando la parola vaginocentrismo e mostrando al mondo che so anche unire perfettamente termini di matrice greca o latina, a seconda dell’entità dello sfoggio culturale.

Sto dicendo, comunque, che le donne vanno insieme in bagno per parlare, sì, parlare e ancora parlare. Per spettegolare su quello che sta succedendo al tavolo del pub in cui si consumano nine, pinte e sante marie, per criticare il vestito della nuova ragazza di X e per dire che Y ci ha provato spudoratamente, per aprire le porte al sacro e inviolabile Whatsapp mostrando i messaggi idioti di Y, poro stronzo che dilllà magari sta pensando che siate andate a rinfrescarvi con le salviettine Chilly per lui, perchè voi, perfide come le strisce di cera sugli inguini, gli avete fatto credere di poter ambire almeno ad una pomiciata.

Il vaginocentrismo è sorellanza. Legame indissolubile, seppur soggetto a grandi scornate e tirate di capelli, nonchè giudizi universali diretti come una stilettata tra le scapole.

perchè le donne vanno insieme in bagno

Quando le donne sono insieme in bagno a fare pipì, si mostrano anche accumuli cellulitici, vene varicose, capillari espansi come le conquiste a Risiko, si spremono le cosce per far vedere la pelle a buccia d’arancia e fanno a gara a chi ha la ricrescita di pilu più maestosa. Cose che bisogna imparare a dimenticare nel tempo di uno scarico e che, uscite da quella porta, dovrete far finta di non aver mai visto. Pegno lo sputtanamento sulla storia dell’Y di cui sopra. E no, non sarebbe bello far sapere alla cugina della cognata della sorella di Concettina di Segrate che le vostre foto potrebbero far la fine di quelle di Jennifer Lawrence.

Ci sono anche altri perchè, meramente tecnici, sul perchè le donne recano seco la propria amica alla toilette, tipo il “mi tieni la porta così nessun’altra potrà mai nella vita scorgere casualmente le mie pudenda impegnate nello sforzo fisico di non sfiorare il wc?”.

Capita sovente, ad esempio, anche alle migliori, ebbene sì, di non avere la possibilità di trasformarsi nella dea Kali e quindi di non riuscire a tenere contemporaneamente la borsa (quando non la si può attaccare al collo tipo botticella del pronto soccorso), la gonna, l’elastico delle mutande così che non tocchi il water, il telefono tra i denti tutto sbausciato, i fazzoletti e, se va male, pure l’assorbente, il tutto in punta di piedi e col deretano rivolto a nord. Insomma, manca solo una palla da tenere in testa come le foche e gli applausi del pubblico. Peggio è solo il cesso dell’autogrill che elargisce cascate spruzzanti a caso e bidet non desiderati.

C’è poi anche la storia del ritoccarsi il trucco, ma in quel caso, signori e signore, preoccupatevi sul serio perchè so cazzi. Tutti vostri.

Direi che la pipì collettiva, per una donna, è un po’ come il vostro calcetto o il calendario declamato davanti alla Playstation. Una questione di sopravvivenza alle brutture del mondo.

A volte è anche una supercazzola.

Ah, come dite? Ahahahahahah.

No, quello proprio no. Ve lo dicevo di cambiare filosofo di riferimento…

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